COME SONO DIVENTATA “NEGAZIONISTA”.
Tutto è
iniziato con l’infelice uscita dei professori Raoul Pupo e Roberto Spazzali,
che nel loro libro “Foibe” (Bruno Mondadori, 2003), hanno inserito un paragrafo
dal titolo “Negazionismo e riduzionismo” (da pagina 126 a pagina 128), dove, in
due scarne facciate (quindi non molto approfonditamente), hanno preso in
analisi la tesi che vede nelle violenze
dell’autunno del 1943 e della primavera del 1945 nient’altro che il prodotto di
atti di giustizia nei confronti di criminali di guerra e, più in generale, di
fascisti puniti per le loro responsabilità criminali e politiche. L’intento, leggiamo ancora, ridurre la vicenda delle foibe a un episodio
marginale, in nulla diverso dalle violente reazioni che ovunque in Europa si scatenarono
contro i nazifascisti al momento del tracollo del potere germanico e comunque
prodotto quasi inevitabile della precedente oppressione italiana.
In tale
novero viene inserita anche la sottoscritta, in quanto ho confutato i conteggi degli infoibati tradizionalmente proposti dagli
ambienti nazionalisti italiani e messo
in discussione il fatto stesso che nel pozzo della miniera di Basovizza siano
stati compiuti infoibamenti di italiani.
A
leggere dunque il testo dei due storici, il supposto “negazionismo e
riduzionismo” di cui anche la sottoscritta farebbe parte consisterebbe
nell’avere confutato dati forniti non da storici, ma da ambienti nazionalisti; e d’altra parte non fa onore alla
professionalità dei due autori non avere specificato che gli elenchi degli
“infoibati”, così come da me analizzati, non sono stati smentiti da nessuno
storico, in quanto documentati da ricerche effettuate presso vari archivi, sia
di istituti storici, sia del Comune di Trieste, nonché dall’esame di documenti
conservati negli archivi britannici e statunitensi.
Va anche
evidenziato che i due studiosi a pag. 123 hanno preso in esame il mio testo
(definito sbrigativamente “volumetto”) solo nell’ambito dell’analisi del libro
(definito “corposo” dagli autori) che Giorgio Rustia (un biologo nazionalista e
slavofobo sedicente ricercatore storico, che infila una bufala dietro l’altra,
in quanto fuorviato dal fatto che parte da idee preconcette e fa di tutto per
dimostrarle) ha scritto in “risposta” al mio studio, in quanto esso avrebbe
provocato vivaci reazioni soprattutto da
parte delle associazioni patriottiche, d’arma e dell’esodo giuliano fiumano
dalmata. Non da parte di storici, dunque, ma solo da parte di opinionisti
(gli ambienti nazionalisti italiani
di cui sopra) non necessariamente competenti in materia, e che hanno risposto
in tono ideologico e non scientifico.
Secondo
gli autori, dunque, Rustia avrebbe compilato un “corposo” libro (peraltro pieno
di niente tranne la reiterazione delle falsità già note), in risposta al mio
“volumetto”, al quale non viene riconosciuta la dignità di avere presentato
documentazione fino allora inedita e del tutto attendibile.
Di
conseguenza, tutti coloro che non vogliono accettare il fatto (dimostrato dalle
mie ricerche) che sulle “foibe” si è fatta tanta mistificazione e poca ricerca,
e che le vicende storiche sono ben diverse da come finora raccontate dai
propagandisti, si sono fatti forza di queste poche righe di analisi scarna e
superficiale comparsa in un “libretto” che proprio per la sua connotazione di
estrema sintesi non è per niente esaustivo delle problematiche connesse
all’analisi di quel periodo storico.
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