venerdì 19 aprile 2013

Come sono diventata "negazionista".


COME SONO DIVENTATA “NEGAZIONISTA”.
Tutto è iniziato con l’infelice uscita dei professori Raoul Pupo e Roberto Spazzali, che nel loro libro “Foibe” (Bruno Mondadori, 2003), hanno inserito un paragrafo dal titolo “Negazionismo e riduzionismo” (da pagina 126 a pagina 128), dove, in due scarne facciate (quindi non molto approfonditamente), hanno preso in analisi la tesi che vede nelle violenze dell’autunno del 1943 e della primavera del 1945 nient’altro che il prodotto di atti di giustizia nei confronti di criminali di guerra e, più in generale, di fascisti puniti per le loro responsabilità criminali e politiche. L’intento, leggiamo ancora, ridurre la vicenda delle foibe a un episodio marginale, in nulla diverso dalle violente reazioni che ovunque in Europa si scatenarono contro i nazifascisti al momento del tracollo del potere germanico e comunque prodotto quasi inevitabile della precedente oppressione italiana.
In tale novero viene inserita anche la sottoscritta, in quanto ho confutato i conteggi degli infoibati tradizionalmente proposti dagli ambienti nazionalisti italiani e messo in discussione il fatto stesso che nel pozzo della miniera di Basovizza siano stati compiuti infoibamenti di italiani.
A leggere dunque il testo dei due storici, il supposto “negazionismo e riduzionismo” di cui anche la sottoscritta farebbe parte consisterebbe nell’avere confutato dati forniti non da storici, ma da ambienti nazionalisti; e d’altra parte non fa onore alla professionalità dei due autori non avere specificato che gli elenchi degli “infoibati”, così come da me analizzati, non sono stati smentiti da nessuno storico, in quanto documentati da ricerche effettuate presso vari archivi, sia di istituti storici, sia del Comune di Trieste, nonché dall’esame di documenti conservati negli archivi britannici e statunitensi.
Va anche evidenziato che i due studiosi a pag. 123 hanno preso in esame il mio testo (definito sbrigativamente “volumetto”) solo nell’ambito dell’analisi del libro (definito “corposo” dagli autori) che Giorgio Rustia (un biologo nazionalista e slavofobo sedicente ricercatore storico, che infila una bufala dietro l’altra, in quanto fuorviato dal fatto che parte da idee preconcette e fa di tutto per dimostrarle) ha scritto in “risposta” al mio studio, in quanto esso avrebbe provocato vivaci reazioni soprattutto da parte delle associazioni patriottiche, d’arma e dell’esodo giuliano fiumano dalmata. Non da parte di storici, dunque, ma solo da parte di opinionisti (gli ambienti nazionalisti italiani di cui sopra) non necessariamente competenti in materia, e che hanno risposto in tono ideologico e non scientifico.
Secondo gli autori, dunque, Rustia avrebbe compilato un “corposo” libro (peraltro pieno di niente tranne la reiterazione delle falsità già note), in risposta al mio “volumetto”, al quale non viene riconosciuta la dignità di avere presentato documentazione fino allora inedita e del tutto attendibile.
Di conseguenza, tutti coloro che non vogliono accettare il fatto (dimostrato dalle mie ricerche) che sulle “foibe” si è fatta tanta mistificazione e poca ricerca, e che le vicende storiche sono ben diverse da come finora raccontate dai propagandisti, si sono fatti forza di queste poche righe di analisi scarna e superficiale comparsa in un “libretto” che proprio per la sua connotazione di estrema sintesi non è per niente esaustivo delle problematiche connesse all’analisi di quel periodo storico.